Ci sono persone che tengono in piedi intere organizzazioni senza far rumore

Non cercano luci puntate addosso.
Non chiedono attenzioni.
Non si vendono. Non si impongono.

Fanno. Ci sono. Reggono.

Spesso non hanno titoli altisonanti.
Ma se sparissero, lo sentiresti subito.
Nel clima. Nei risultati. Nel morale delle persone.

Sono quelle che arrivano prima degli altri e se ne vanno per ultime, con il peso sulle spalle e il sorriso negli occhi.
Le riconosci dalla cura, dalla presenza, dal modo in cui si prendono a cuore ciò che fanno.

Eppure, anche loro arrivano a un punto.

Un punto in cui qualcosa si spezza.
Non per rabbia.
Ma per stanchezza.
Perché non essere visti, dopo un po’, pesa più del fare.

Non faranno scenate.
Non alzeranno la voce.
Semplicemente smetteranno di crederci.
E cercheranno un posto dove non serva spiegarsi ogni volta.

In “Umani non Risorse” descrivo questo fenomeno e anche come prevenirlo.
Scrivo di tutto ciò che succede quando inizia a mancare allineamento.
Quel silenzio che precede la scelta.
Quella rassegnazione che non si vede, ma si sente.

Il riconoscimento [ anche economico ] non è un premio.
È ossigeno relazionale.
È dire: “Ti vedo. E quello che fai conta.”

Non aspettare che le persone migliori bussino.
Falle sentire attese.

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