Credere nel potenziale è un atto di fede
Ci sono momenti in cui una persona ha bisogno solo di una cosa: che qualcuno creda in lei, prima ancora che lei stessa riesca a farlo.
In ambito risorse umane, questa non è un’intuizione poetica.
È una responsabilità concreta.
“Quando qualcuno crede in te, inizi a crederci anche tu.”
Questa frase racchiude il cuore di ogni percorso di crescita. È ciò che accade quando un recruiter vede oltre un curriculum. Quando un manager non valuta solo i risultati, ma intravede possibilità. Quando un collega tende una mano e dice: “Hai del potenziale. Io lo vedo. Tu ancora no, ma ci arriverai.”
E qualcosa cambia.
Perché la fiducia, quella autentica, non si impone, si trasmette.
È uno sguardo che non giudica, ma incoraggia.
È uno spazio sicuro dove la persona può sbagliare, imparare, crescere.
Chi lavora nelle risorse umane ha il compito e il privilegio di essere spesso il primo specchio positivo che una persona incontra sul proprio cammino.
Un ruolo che va oltre la selezione: è scoprire il potenziale, coltivarlo e crederci insieme.
📌 Ricordiamocelo ogni volta che incontriamo un talento incerto, un junior alla prima esperienza, o anche un professionista in fase di transizione:
la fiducia che possiamo offrire oggi può essere la radice di una trasformazione domani.
Perché credere nel potenziale non è solo un bel principio HR.
È il primo atto concreto per costruire un futuro migliore, persona per persona.
Quanto amo il mio lavoro!




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