Nel tempo ho imparato che i curriculum mentono – non per malizia, ma per limite
Il curriculum ti racconta cosa una persona ha fatto.
Non ti dice chi è diventata facendolo.
Ti dice che ha lavorato cinque anni in una grande azienda, ma non ti dice che si è sentita invisibile ogni singolo giorno.
Ti dice che ha gestito un team, ma non che ha perso il sonno per imparare a farlo senza schiacciare nessuno.
Ti dice che è stata responsabile di un progetto, ma non che ha pianto in macchina quando sembrava fallire.
Il CV è una cronologia. Ma le persone sono trasformazioni.
Eppure continuiamo a leggere le persone come si leggono le etichette dei prodotti: esperienza, competenze, risultati.
Senza mai fermarci a chiederci: cosa c’è dietro? Cosa ha lasciato un segno? Cosa ha cambiato la traiettoria?
Ogni volta che ci limitiamo al curriculum, rischiamo di scegliere la persona “giusta” solo perché ha saputo scrivere bene.
E di scartare quella vera, quella viva, solo perché ha una storia che non entra nei margini di un A4.
Il lavoro non è (solo) produttività. È identità.
E le aziende, se vogliono davvero crescere, dovrebbero imparare a leggere le persone come si leggono i romanzi: andando oltre la copertina.
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“Umani non Risorse” non è un manuale. È un invito. A guardare con più verità il mondo del lavoro. E chi ci vive dentro.
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