Oggi non conta solo quello che le persone sanno fare, ma quello che possono diventare
Oggi tutto va di fretta, anche le persone.
Facciamo attenzione a dati, performance, obiettivi.
Ma dentro questi numeri c’è qualcosa che spesso perdiamo di vista: il potenziale.
Oggi non basta aver accumulato competenze, esperienze, titoli.
Ciò che conta davvero è che cosa possiamo diventare.
Il mio lavoro mi ha portato per anni a navigare il mondo delle risorse umane.
Solo che, a un certo punto, quelle “risorse” non mi tornavano più.
Non tornavano nel linguaggio, non tornavano nello sguardo, non tornavano nel cuore.
Una persona non è una risorsa da gestire.
È una presenza da incontrare.
Un percorso da accompagnare.
Una possibilità che merita di essere vista anche quando ancora non è evidente.
Credere nel potenziale vuol dire allenare uno sguardo diverso:
uno sguardo che non aspetta la prova per fidarsi,
che non pretende l’evidenza prima di sostenere.
È un atto di rispetto profondo.
Non solo verso ciò che una persona è oggi, ma verso ciò che può diventare domani.
Anche e soprattutto quando quella persona non lo vede ancora.
Mi capita spesso di lavorare con persone che si sono dimenticate di avere un sogno.
Che si sono abituate a restare nella cornice che qualcun altro ha dipinto per loro.
E ogni volta mi chiedo:
chi siamo noi per ridurre qualcuno a un ruolo, a un risultato, a una funzione?
Per me HR oggi è questo: umanità e possibilità!
Il mio libro “Umani non Risorse” nasce da qui.
Da un’urgenza: quella di portare umanità nel mondo HR.
Io credo in una cultura del lavoro in cui si possa parlare di anima, di senso, di scelte.
Di talento, sì, ma anche di vocazione.
E dove il talento non sia solo “ciò che so fare bene”, ma soprattutto ciò che mi fa sentire vivo.
“Umani non Risorse” è un invito a fare spazio.
Spazio alle persone, alle domande, ai dubbi, ai tempi non lineari.
Spazio all’imprevisto che trasforma.
Spazio al mistero che ogni persona porta con sé.
Smettiamo di chiedere alle persone solo di essere competenti.
Iniziamo a chiederci: in che contesto possono davvero fiorire?
Chi si occupa di persone, nella selezione e nella formazione, oggi ha una responsabilità nuova:
quella di non limitarsi a riconoscere ciò che è evidente, ma di onorare ciò che è ancora invisibile.
È un cambio di paradigma.
È guardare al lavoro come uno spazio evolutivo, non solo produttivo.
Un’ultima cosa:
Se sei arrivato fin qui, forse anche tu senti che qualcosa nel nostro modo di lavorare, e di pensare il lavoro, ha bisogno di cambiare.
Ti lascio una domanda che porto spesso con me:
🌀 Sto vedendo davvero la persona che ho davanti? O solo il suo ruolo?
Se ti va, raccontami cosa significa per te rispettare il potenziale.
Grazie per il tuo tempo!
E se “Umani non Risorse” può risuonare anche nella tua realtà, sarò felice di parlarne insieme.




Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!